sabato 31 maggio 2014

BONIFICHIAMO L'ISOCHIMICA IMMEDIATAMENTE!


Il MOVIMENTO CAUDINO NO AMIANTO esprime SOLIDARETA' per le VITTIME, i MALATI e le FAMIGLIE che pagano con le lacrime gli orrori del passato e del presente.
Vi proponiamo un ottimo speciale apparso su La Repubblica*.

Quindici operai morti, almeno 150 malati e un intero quartiere a rischio avvelenamento. È il tragico bilancio portato alla luce dall'inchiesta sull'Isochimica, l'azienda di Avellino dove negli anni '80 i lavoratori erano assunti per rimuovere a mani nude la fibra killer dai treni. Perché oltre allo scandalo Eternit in Italia ci sono ancora centinaia di siti da bonificare e migliaia di persone che rischiano di essere contaminate.

AVELLINO - La fabbrica della morte è chiusa da quasi trent'anni, ma continua ad uccidere. Il killer fantasma è nell'aria, ogni giorno gli abitanti di borgo Ferrovia, quartiere popolare di Avellino, respirano i veleni che arrivano da quel mostro chiamato "Isochimica", l'opificio dove negli anni '80 venivano scoibentate le carrozze ferroviarie, quasi tremila in sei anni. Si lavorava a mani nude, senza mascherine, inconsapevoli dei pericoli. Almeno 20mila tonnellate di amianto sarebbero state sotterrate nel piazzale della fabbrica, altre scorie sono state chiuse in cubi di cemento oppure sistemate in sacchi neri e sversate nelle acque del fiume Sabato o addirittura nel mare della costiera amalfitana. L'hanno rivelato gli ex operai ai magistrati. "Ma mentre tutto ciò accadeva dov'erano i cittadini?", si chiede il procuratore della Repubblica di Avellino, Rosario Cantelmo, che paragona l'Isochimica all'Eternit di Casale Monferrato, all'Ilva di Taranto a alla Thyssen Krupp.

"Dovremo andare via da qui", dice Gabriella Testa, alla guida del comitato di mamme di borgo Ferrovia che si battono per la bonifica del sito. L'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente della Campania, ha accertato che ci sono 27 fibre di amianto per litro d'aria nella zona, stando alle raccomandazioni dell'Oms non ce ne dovrebbe essere nemmeno una. Il biologo Carlo Caramelli, garante del Tribunale per i diritti del malato, ha chiesto al prefetto di far evacuare il rione. "Perché Renzi non viene a visitare la scuola elementare che è a cento metri dalla fabbrica?", ha chiesto polemicamente Carlo Sibilia, l'avellinese arrivato in Parlamento con il Movimento 5 Stelle. C'è già stato lo screening sui bambini della scuola, il pediatra dell'Asl di Avellino, Felice Nunziata, che ha guidato l'equipe per le analisi, ha ammesso: "Qui non farei vivere mio figlio, la bonifica è urgente".
Ma è ancora tutto fermo: il Comune non ha i soldi, la Regione prende tempo. Eppure il procuratore Cantelmo, dopo aver messo sotto inchiesta il titolare dell'Isochimica, Elio Graziano, imprenditore protagonista negli anni '80 dello scandalo "lenzuola d'oro", l'ex giunta comunale e perfino il curatore fallimentare, ha cercato di imprimere un'accelerazione nominando custodi giudiziari dell'impianto il sindaco, Paolo Foti, e il governatore regionale, Stefano Caldoro.
Dopo anni di omissioni e indifferenza almeno qualcosa si muove. Ma la svolta non c'è stata. Resta il conto dei morti, una lunga scia di lutti e dolore: l'amianto ha già ucciso 15 ex operai ed un lavoratore che con l'Isochimica non c'entrava nulla. Si chiamava Vittorio Esposito, lucidava i pavimenti della stazione ferroviaria dove si scoibentavano le carrozze ferroviarie direttamente sui binari evitando di portarle in fabbrica. Anche sua moglie, la vedova Rosetta Capobianco che lavava le tute del marito impregnate di amianto, si è ammalata ai polmoni, ma continua a battersi per il risanamento del quartiere. E ora da qualche mese la Procura indaga su altri 23 decessi, nuovi casi sospetti tra ex operai, familiari e cittadini di cui sono state sequestrate cartelle cliniche e certificati di morte.
Si fanno i conti. All'Isochimica lavoravano 333 operai, almeno 150 sono già risultati ammalati. "Ormai ci sentiamo dei morti che camminano", confessa Carlo Sessa, uno degli ex operai che ha visto morire i compagni di lavoro: da tempo chiede inutilmente aiuto a tutti i partiti per la battaglia del prepensionamento degli ex dipendenti della fabbrica dei veleni. Ma la politica è rimasta ancora indifferente. E il futuro fa paura. Mario Polverino, direttore del polo pneumologico dell'ospedale "Scarlato" di Scafati, ha scoperto che gli 80 operai dell'Isochimica provenienti dal Salernitano sono stati tutti contaminati dalle fibre killer. "Il picco delle malattie derivanti dall'amianto si avrà intorno al 2020, quindi tutti gli ex operai e i cittadini sono a rischio", conferma Polverino che ha paragonato l'Isochimica alla miniera di crocidolite, l'amianto blu, di Wittenoom Gorge nel Western Australia dove a distanza di 45 anni dall'esposizione, le persone che abitavano nei dintorni della cava continuavano ad ammalarsi e a morire fino a far diventare il villaggio una città fantasma.  Ma Borgo Ferrovia ora vuole vivere. Anche se la lotta contro i veleni non è ancora finita.   
La Spoon River dell'Irpinia
C'è un'altra morte sospetta legata alla fabbrica dei veleni su cui indaga la Procura di Avellino. Lui si chiamava Vito Cotrufo: fu ucciso nel 1987 da un tumore ai polmoni, l'Isochimica era ancora in piena attività. Sarebbe stata chiusa solo due anni dopo dal pretore di Firenze, Beniamino Deidda che indagava sui morti delle grandi officine toscane dove le carrozze ferroviarie tornavano dalla fabbrica irpina, ripulite male dall'amianto.
Nelle carte della Procura di Avellino ci sono poi i nomi dei decessi più recenti: Umberto De Fabrizio, Vittorio Matarazzo, Luigi Maiello, Alberto Olivieri e altri dodici ex lavoratori Isochimica, stroncati da malattie all'apparato respiratorio causate dall'amianto.
Parallela a queste si è consumata poi la tragedia di Pasquale Soricelli, che nel 2011 dopo aver scoperto di essere affetto da una grave malattia per le fibre killer si tolse la vita. Una targa da qualche anno ricorda il sacrificio di questi lavoratori davanti alla fabbrica.

Graziano: una storia di tangenti, calcio e veleni
Chissà se oggi il titolare dell'Isochimica, l'ormai 82enne Elio Graziano, che sconta da condannato ai domiciliari le sue pene nell'abitazione di contrada Scrofeta alla periferia di Avellino, pensa mai al disastro che ha lasciato alle sue spalle. "Ho sempre solo fatto del bene", ripete ancora oggi al suo avvocato, il penalista Alberico Villani. Tornerà un uomo libero solo il 19 ottobre del 2017, quando finirà il conto delle sentenze che l'hanno colpito per corruzione e omicidio colposo. Ma con lui la giustizia non ha ancora chiuso i conti. Lo chiamavano "Papà Elio" perché lui, da presidente dell'Avellino ai tempi della serie A, elargiva con grande generosità, come un buon padre di famiglia, banconote da centomila lire a tifosi e operai che lo acclamavano. Era un imprenditore rampante Graziano, che dopo l'Isochimica aprì un altro stabilimento industriale a Fisciano (Salerno) per la produzione del detersivo "Dyal", marchio che sponsorizzava le magliette dell'Avellino. Anche nel piazzale di quella fabbrica sarebbe stato smaltito l'amianto.
 Il patron arrivava allo stadio "Partenio" in elicottero prima delle partite e prometteva premi favolosi ai calciatori. Da presidente portò l'Avellino guidato in panchina da Luis Vinicio a sfiorare la qualificazione all'allora Coppa Uefa, lanciando campioni che avrebbero fatto le fortune della Juventus come Tacconi, Favero e Vignola. L'anno dopo, nel campionato '87-'88, ci fu però la retrocessione in B e l'esplosione dello scandalo delle "lenzuola d'oro", storia di mazzette pagate da Graziano ai vertici delle Ferrovie per le forniture di biancheria sui treni notturni. Vicenda che costò la poltrona all'allora presidente delle Fs Ludovico Ligato. Per l'industriale iniziò così la parabola discendente che non è ancora finita. Perché c'è anche lui tra i 24 iscritti nel registro degli indagati nell'inchiesta della Procura sulla morte di quanti sono stati uccisi dall'amianto dell'Isochimica.

Polvere killer ovunquema lo smaltimento è fermo
di ANTONIO CIANCIULLO
Molto amianto e poche discariche attrezzate. Una previsione di 2mila morti all'anno e 22 anni di ritardo sulle misure di sicurezza. Mentre dal punto di vista giudiziario il quadro delle responsabilità è emerso con chiarezza nel primo grado di giudizio che ha visto i proprietari della Eternit condannati a 16 anni di reclusione per disastro doloso permanente, il panorama dell'esposizione alla fibra killer resta sconfortante. Ci sono più di 34mila siti da bonificare e oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sparse in giro.

LA MAPPA DELL'AMIANTO IN ITALIA
Non è solo un problema che si declina al passato. Il rischio continua. Anzi si allarga visto che c'è una crescita dei casi di esposizione non professionale: tra le vittime aumentano le persone entrate casualmente in contatto con l'amianto (più di 50mila edifici contengono asbesto).
Mettendo assieme i luoghi più esposti al pericolo si arriverebbe a 75mila ettari, l'equivalente della provincia di Lodi. Questa superficie - formata dalle zone inserite nel programma nazionale di bonifica del ministero dell'Ambiente - comprende Casale Monferrato e i 47 Comuni vicini costruiti usando amianto; Bagnoli e la contrada Targia a Siracusa, con le fabbriche di cemento amianto; Comuni come Broni (Pavia) con i siti produttivi dismessi che lavoravano la fibra killer; le miniere di Balangero (Torino), ed Emarese (Aosta) da dove veniva estratto il minerale; gli edifici che hanno utilizzato asbesto.
Ma i dati sono parziali e sotto stimati perché la legge del 1992, che in Italia ha vietato l'estrazione, l'importazione e l'utilizzazione dell'amianto e dei prodotti che lo contengono, obbligava le Regioni ad adottare entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati dalla fibra killer. La disposizione però è rimasta quasi ovunque lettera morta. In molte aree del paese i dati mancano.
"Ancora oggi le Regioni si trovano in forte ritardo negli interventi per ridurre il rischio sanitario da amianto ", si legge nel rapporto firmato da Legambiente. "Un ritardo che in alcuni casi riguarda addirittura l'approvazione del Piano. Ad oggi solo due Regioni hanno previsto una data in cui arriveranno a completare la bonifica e la rimozione dei materiali contenti amianto: la Lombardia (entro il 2016) e la Sardegna (entro il 2023)".
Ecco l'elenco delle aree critiche contenuto nel dossier: 23.816 edifici pubblici (di cui oltre 12 mila in Piemonte) e 24.299 edifici privati (il 99% in Lombardia); 100 milioni di metri quadrati in strutture di cemento amianto (l'81% in Lombardia); 650 mila metri cubi di amianto censiti in Basilicata, Abruzzo e Liguria; in tre regioni (Toscana, Emilia Romagna e Piemonte) la contaminazione da amianto riguarda anche le aree di cava.

"Tra il verdetto scientifico di estrema pericolosità e la reazione è passato un tempo troppo lungo", commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. "Perciò oggi milioni di italiani, probabilmente un terzo della popolazione, si trovano esposti a un rischio che poteva essere evitato con un intervento tempestivo. Ora bisogna andare veloci: creare un Fondo nazionale per le bonifiche dei siti 'senza più padrone', sul modello del Superfund statunitense; completare le analisi epidemiologiche nelle aree a maggior rischio; organizzare discariche sicure per i materiali ricavati dalle bonifiche, mentre oggi esportiamo il 75% dei rifiuti contenenti amianto e questo incide molto sui costi".

* tratto da

martedì 13 maggio 2014

Ultime Statistiche sui Siti d'Interesse Nazionale



BONIFICARE SIGNIFICA AMARE!

Si continua a registrare un ''eccesso'' di mortalità, ricoveri e casi di tumore nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin), a rischio per l'inquinamento ambientale, mentre nei luoghi dove vi è stata lavorazione dell'amianto aumentano i casi tumorali di mesotelioma pleurico polmonare. Da Casale Monferrato a Taranto, da Gela a Broni, si conferma dunque alto il rischio per la salute dei cittadini. Il dato emerge dall'aggiornamento del Rapporto Sentieri sugli insediamenti a rischio da inquinamento, finanziato dal ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità (ISS).

    I siti Sin analizzati, spiega il direttore del Dipartimento Ambiente-Prevenzione dell'Iss Loredana Musmeci, ''sono stati 18 sul totale di 44, poiché si sono potuti prendere in considerazioni solo i siti per i quali sono disponibili i Registri tumori, ad oggi ancora non uniformemente presenti su tutto il territorio nazionale''. La mortalità è stabile rispetto al Rapporto 2010-11, ha sottolineato l'esperta, ''ma la novità di questo rapporto, pubblicato sul sito dell'Associazione italiana di epidemiologia, sta nell'aver analizzato anche altri parametri come, appunto, le schede di dimissioni ospedaliere e l'incidenza generale dei casi di tumore''. Emerge, avverte, ''un eccesso di morti, ricoveri e tumori in tutti i 18 Sin considerati, con un aumento dei tumori 'da amianto'''. Dati che evidenziano l'urgenza di azioni mirate poichè, afferma Musmeci, ''c'è un rischio per la salute della popolazione''. Per questo, rileva, ''bisogna procedere quanto prima alle bonifiche ambientali in tutti i siti, anche se va precisato che l'eccesso nei casi di tumori può essere dovuto a più fattori e non solo a quello dell'inquinamento ambientale''.

    Il precedente Rapporto 2010 aveva documentato un eccesso di incidenza per cancro in tali aree pari al 9% negli uomini e al 7% nelle donne. Alcuni esempi: nel nuovo rapporto, per il tumore della tiroide in alcuni SIN sono stati rilevati incrementi per quanto riguarda sia l'incidenza (Brescia-Caffaro: + 70% per gli uomini, +56% per le donne; Laghi di Mantova: +74%, +55%; Milazzo: +24%, +40%; Sassuolo-Scandiano: +46%, +30%; Taranto: +58%, +20%) sia i ricoveri ospedalieri. Sempre grazie alle analisi dell'incidenza oncologica e dei ricoverati, inoltre, a Brescia-Caffaro sono stati osservati eccessi per quei tumori che la valutazione della Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS (IARC) del 2013 associa certamente (melanoma) o probabilmente (tumore della mammella e per i linfomi non-Hodgkin) con i PCB (policlorobifenili), principali contaminanti nel sito. L'incidenza di melanoma, infatti, rivela un eccesso del 27% e del 19% rispettivamente tra gli uomini e le donne, mentre i ricoveri ospedalieri per la medesima malattia fanno registrare un eccesso del 52% nel sesso maschile e del 39% in quello femminile.


    Ancora: eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano invece nei SIN siciliani di Biancavilla (CT) e Priolo (SR), ma anche nei SIN con aree portuali (Trieste, Taranto, Venezia) e con attività industriali a prevalente vocazione chimica (Laguna di Grado e Marano, Priolo, Venezia) e siderurgica (Taranto, Terni, Trieste). Nel SIN di Porto Torres (SS), inoltre, si registrano eccessi di mortalità, incidenza oncologica e ricoveri per malattie respiratorie e tumore del polmone.

(ANSA).
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/05/12/rapporto-2014-sui-siti-inquinati-eccesso-mortalita-e-tumori_0540597a-382c-4a64-a024-9af36c434398.htmlhttp://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/05/12/rapporto-2014-sui-siti-inquinati-eccesso-mortalita-e-tumori_0540597a-382c-4a64-a024-9af36c434398.html

* SIN: Siti di interesse nazionale
I siti d’interesse nazionale (SIN) sono aree del territorio nazionale definite in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, all’impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico e di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. I SIN sono individuati e perimetrati con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, d’intesa con le regioni interessate.
Differiscono dagli altri siti contaminati anche perché la loro procedura di bonifica è attribuita al Ministero dell’ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che può avvalersi anche dell’ISPRA, delle ARPAT e dell'ISS ed altri soggetti.
Nella tabella sono riportate le norme d’individuazione e perimetrazione dei SIN (ad oggi 54); in alcuni  siti con aree molto vaste (ad esempio Litorale Domizio Flegreo-Agro aversano, Litorale Vesuviano, Bacino del Sarno), alla perimetrazione è seguita una sub-perimetrazione, condotta a scala di dettaglio, che ha evidenziato le aree sulle quali avviare le procedure di caratterizzazione.


giovedì 8 maggio 2014

UNF intervista MCNA



Vi proponiamo un'intervista apparsa su UNF, un noto sito nazionale. 
Prossimamente inseriremo altro materiale per informarVi.
Buona lettura.

Amianto: smaltimento e rimozione o morte. Intervista al Movimento Caudino No Amianto
L’amianto uccide ma cosa si sta facendo realmente per combatterlo? Si parla di smaltimento e rimozione ma spesso dietro queste due belle e nobili parole non si fa davvero tutto per difendere la nostra salute. Abbiamo fatto il punto con la Comunità del MCNA                                    
Di amianto si muore. Di amianto si continua a parlare ancora troppo poco e soprattutto a fare ancora di meno. Eppure la conoscenza dei rischi dell’amianto fa oramai parte del patrimonio comune. Ma probabilmente questa consapevolezza di popolo fa ancora più rabbia. Si parla tanto di rimozione e smaltimento dell’amianto eppure la normativa vigente non sembra creare le condizioni ad hoc per gettare definitivamente l’amianto nella pattumiera della storia. Sullo stato della lotta all’amianto in Italia abbiamo scambiato 4 chiacchiere con il Movimento Caudino No Amianto, una associazione da anni in prima linea nella guerra all’amianto in Valle Caudina. Oltre tutti gli schemi e tutte le dannate ideologie che hanno avuto da sempre il triste risultato di annebbiare la vista e nascondere la realtà.

d- L’impegno delle nuove generazioni in difesa della propria terra è merce rara in tempi di cui a dominare sembra essere l’apatia e il disinteresse. Come nasce il Movimento Caudino No Amianto?
r- Il Movimento nasce nel 2007 da un’idea della Comunità Militante Caudina. Si scelse il fronte ambientalista per unire tutte le forze sul territorio, indipendentemente dalle fazioni politiche o partitiche. Infatti, al progetto hanno aderito rossi, neri, verdi, laici e cattolici. Insomma, un’unione a difesa dell’ambiente contro l’amianto. Una novità nel quadro politico regionale che ha spiazzato molti personaggi, ancorati al passato. I giovani non sono malvagi, devono solo essere educati all’amore e al rispetto del territorio. La scelta dell’amianto è dettata dalla volontà di affrontare una piaga che colpisce tutti, con l’aiuto di tutti. La nostra zona è piena di amianto, come il resto della Penisola. E’ un esperimento politico che è riuscito, fino ad oggi. Una nuova formula rivoluzionaria per difendere la salute dei cittadini. Fuori da qualsiasi schema.

d- Quali sono state le iniziative che il Movimento ha portato avanti in questi anni?
r- Abbiamo iniziato con l’attacco alle istituzioni per la rimozione dei residui di amianto, legati ai prefabbricati post terremoto dell’Irpinia nel 1980. Dopo questo successo abbiamo presidiato le case popolari di Cervinara, riuscendo a sensibilizzare la popolazione e far rimuovere altri quintali di amianto, nello specifico le tettoie di un ex tabacchificio. Dopo abbiamo lanciato alcune iniziative per la difesa del territorio, coinvolgendo i più giovani, soprattutto all’interno del Partenio Ecofestival, nel 2011, dove siamo stati in prima linea con un gazebo in montagna. Esperienze che ci hanno fatto crescere. Una piccola soddisfazione ce la siamo tolta con l’allargamento alle scuole medie superiori della giornata in memoria delle vittime dell’amianto. Parlarne è già una vittoria. Per il resto continuiamo a diffondere notizie ed informazioni sul pericolo amianto, il famoso assassino silenzioso.

d- Cosa è il programma Decoro Urbano Caudium?
r- E’ il nuovo progetto che nasce su due fronti. Innanzitutto, vogliamo utilizzare le nuove tecnologie affinché le nuove generazioni possano essere le guardie ambientali dell’area. Poi sosteniamo l’unità politica e territoriale della Valle Caudina, la vecchia/nuova Caudium. Siamo riusciti a sensibilizzare un’intera comunità e continueremo a lottare affinché il decoro urbano possa essere una priorità delle varie amministrazioni comunali. La trasparenza e la celerità sono armi che il cittadino oggi può e deve utilizzare. Abbiamo anche lanciato una serie di video conferenze su UserTv, la web tv della Valle, e il successo che stiamo raccogliendo è vitale per la lotta comunitaria. E’ in ballo il futuro dei nostri figli, senza mezzi termini.

d- Di Amianto si parla poco ma di amianto si muore tanto. Perché secondo te non vengono adottati provvedimenti efficaci e concreti da parte di chi dovrebbe invece difendere la salute?
r- Qui in Irpinia la situazione è come nel resto d’Italia. Cattiva informazione, speculazione dei privati e difficoltà delle amministrazioni a gestire il problema. Ma noi non amiamo piangerci addosso. Servono delle squadre specializzate comunali “anti amianto”per abbattere i costi. Le imprese private dovranno gestire lo smaltimento e non la rimozione. Lasciare la gestione a imprese private è un rischio che non possiamo permetterci di correre, perché troppe persone, impaurite dai costi elevati di smaltimento, optano per lo smaltimento abusivo, folle e senza criterio. Un problema nel problema. Purtroppo, il ritrovamento di amianto in montagna o in aree abitate è un liet motiv che inasprisce la lotta. Perciò noi lavoriamo sulle nuove generazioni. Siamo convinti che solo con un’educazione civica di base si possa davvero costruire un domani migliore, dove proprio le nuove leve possano essere protagonisti della difesa del territorio. Il caso più eclatante è ad Avellino. L’Isochimica è una ferita a cielo aperto. Centinaia di morti e un’area urbana da bonificare prima che la tragedia possa essere di proporzioni immani. Lì hanno smantellato, senza criterio, tutto l’amianto presente sui vagoni dei treni nazionali. Oggi mancano i fondi per la pulizia totale della zona. La gente si ammala e nessuno muove un dito. Stiamo sfiorando il paradosso. Chi ci guadagna su queste tragedie?

d- Chi sono gli uomini e le donne del Movimento Caudino No Amianto?
r- Siamo una realtà associativa bella e ribelle. Fuori dagli schemi del secolo scorso, innovativi e costanti. Ci hanno definito i Futuristi dell’ambiente, perché utilizziamo i mezzi all’avanguardia per essere vigili e risolutivi. Le ragazze ed i ragazzi del MCNA sono la prima linea ambientalista del territorio. Abbiamo collaborato con altre realtà, in passato, e siamo pronti ad abbracciare qualsiasi alleanza, purché sia tutto finalizzato al nostro programma militante, diviso in tre punti, chiari e diretti: informazione, formazione e reazione. Tre passi in avanti per vivere la natura. Noi ci crediamo e non metteremo la parola fine alla nostra azione.

Scritto da Enzo Lecci
tratto da: http://www.ultimenotizieflash.com/benessere/2014/05/05/amianto-smaltimento-e-rimozione-o-morte-intervista-al-movimento-caudino-no-amianto/

sabato 3 maggio 2014

MCNA INTERVISTA AVANI



Il Movimento Caudino No Amianto ha intervistato Silvio Mingrino Presidente dell’A.V.A.N.I. per approfondire direttamente il discorso con le realtà nazionali che lottano contro l’amianto. 
Il dialogo costruttivo è un passo in avanti per la lotta comune contro l'amianto e tutti i macelli legati a questa fibra assassina. 

Buona lettura.

D- E’ da poco attiva in rete la nuova pagina dell’Associazione Vittime  Amianto Nazionale Italiana, conosciuta con l’acronimo di A.V.A.N.I. Come nasce la vostra realtà contro questo assassino silenzioso?
R- AVANI nasce nel 2008 dal dolore di una famiglia ,che ha vissuto una storia come altre tante famiglie vivono in questo territorio. Tutte queste storie hanno un unico primo protagonista “L’AMIANTO KILLER “ che come alleato fedele ha avuto il profitto ed il silenzio e proprio sull’altare del profitto sono state sacrificate ,uccise centinaia di vite umane.
Il lavoro svolto da AVANI è stato molteplice:
•             Nell’aprile 2011 A.V.A.N.I. dona al policlinico San Matteo di Pavia € 5.700 euro a favore della ricerca sul mesotelioma pleurico. I soldi sono frutto di uno spettacolo del 2 Aprile che aveva come artista Flavio Aurelio, lo spettacolo è stato  organizzato dall’inter club Roberto Vecchioni di Stradella presso il teatro sociale di Stradella.
•             Il 16 aprile 2012 è cominciato il processo nei confronti della Fibronit di Broni, l’AVANI si è costituita parte civile, così come numerosi parenti delle vittime; 
•             Per diversi mesi nel 2012 è stata curata una fase sperimentale a Stradella dell’ambulatorio amianto curato dall’equipe del professor  Volpato. L’A.V.A.N.I per il periodo sperimentale(cioè fino a fine giugno) ha sostenuto le spese d’affitto di questo ambulatorio amianto, che offriva visite gratuite a tutti quei soggetti che ritenendosi a rischio, avevano la volontà di sottoporsi ad una visita che comprendeva anche un spirometria.
•             Il 17 settembre 2012 parte del direttivo A.V.A.N.I. presenzia a Casale Monferrato  al convegno di preparazione per la Conferenza Governativa del 22/24 novembre che si è poi tenuta a Venezia.
•             Il 7 ottobre 2012 A.V.A.N.I. organizza un convegno a Voghera presso il Centro Culturale Adolescere.
•             14 novembre 2012 AVANI partecipa a Roma  al convegno Nazionale O-N-A Osservatorio Nazionale  Amianto onlus Roma.
•             22/24 novembre 2012 A.V.A.N.I. prende parte alla Conferenza Nazionale Governativa, riesce anche a parlare con il ministro Fornero e a fargli notare che grazie alla Sua riforma, anche le persone che hanno contratto una patologia che non dà loro scampo non possono andare in pensione.

 L’importanza dell’attività svolta sino ad oggi da AVANI è stata riconosciuta in più occasioni, quelle più importanti sono state:

-              Il 27 aprile del 2011 il Sommo Pontefice benedicendo tutte le vittime di amianto nel mondo, saluta ed incoraggia l’associazione AVANI di Portalbera e l’osservatorio nazionale amianto di Roma e le invita a proseguire l’attività di informazione a livello nazionale.
-              Il 20 luglio 2011 grazie all’attenzione ed alla sensibilità della senatrice Avv. Patrizia Bugnano il direttivo dell’AVANI viene audito presso Palazzo Giustiniani dalla Commissione delle Morti Bianche presieduta dall’onorevole Oreste Tofani il quale si impegna a far si che il territorio di Broni non passi inosservato ed infatti il 25 maggio invita il Presidente dell’associazione AVANI a presenziare alla giornata di Studi sugli infortuni e malattie professionale promossa dal Presidente del Senato Renato Schifani, in quell’occasione ha presenziato il presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano.

AVANI, da quando è nata, tutti gli anni propone un concerto natalizio commemorativo per le vittime dell’amianto con la collaborazione di corali di grande livello della nostra zona e non solo. Grazie a queste attività è stato possibile raccogliere fondi, che sono stati anche destinati al Policlinico San Matteo.
Non solo, AVANI ha spesso organizzato convegni informativi per la popolazione, si ricordi ad esempio il convegno del 7 ottobre 2012 a Voghera presso il Centro Culturale Adolescere.  Il convegno aveva scopo informativo poiché dai risultati di una ricerca fatta dall’ASL, Voghera contava nel 2011 sei vittime dell’amianto e Voghera risulta, tutt’oggi un paese sprovvisto di censimento amianto aggiornato.
Nel Dicembre 2013 AVANI, già associazione di volontariato apartitica e apolitica, procede alle modifiche necessarie e diventa un’organizzazione di volontariato e quindi, secondo i dettami della legge quadro del volontariato n. 266/91, riconosciuta nel registro generale regionale delle organizzazioni di volontariato.   

D- Siete da tempo impegnati su questo delicato fronte a difesa della salute. Quali sono state le vittorie nel campo e le battaglie che portate avanti?
R- Lo scopo di AVANI è stato ed è quello di lottare contro le malattie asbesto correlate  ma non solo di lottare affinché  vengano riconosciuti i diritti delle persone che sono state colpite da queste malattie.
AVANI oltre a portare informazione sulle malattie asbesto-correlate e stimolare le istituzioni alla salvaguardia della salute pubblica, è anche di sostegno a quelle persone che avendo dei diritti acquisiti dalla legge 257/92 non gli sono stati riconosciuti.
Grazie ad A.V.A.N.I. a quattro cittadini di Broni viene riconosciuto il Fondo Vittime dell’amianto, che pur avendone i requisiti non rientravano nell’elenco dei nomi degli avente diritto. AVANI riesce a far ottenere, attraverso il legale Prof. Ezio Bonanni di Roma, i benefici contributivi a Franco Ferro il quale si è trovato in condizione di essere mandato in pensione.

Al riguardo il recente caso del sig. Franco Ferro che nonostante gli venisse sempre negata la possibilità di poter ottenere il prepensionamento in quanto non aveva raggiunto i dieci anni di esposizione all’amianto, grazie all’interessamento dell’associazione AVANI, il Sig. Ferro eseguiva  una visita medica che attestava la presenza di asbestosi con placche pleuriche, tale malattia è riconosciuta dalla legge come malattia professionale e tale per cui è possibile richiedere ed ottenere il prepensionamento e così è stato appunto per il Sig. Ferro.

In altri casi ancora AVANI si è accorta che alcune persone avevano diritto di accedere al Fondo Vittime Amianto ma che tale possibilità veniva negata loro. Si tratta di persone che quali eredi di vittime dell’amianto hanno potuto ottenere i contributi del Fondo Vittime Amianto in particolare gli arretrati dal 2008 alle date di morte degli aventi diritto.
Come già detto, l’importanza dell’attività svolta sino ad oggi da AVANI è stata riconosciuta in più occasioni, quelle più importanti sono state:
-              Il 27 aprile del 2011 il Sommo Pontefice benedicendo tutte le vittime di amianto nel mondo, saluta ed incoraggia l’associazione AVANI di Portalbera e l’osservatorio nazionale amianto di Roma e le invita a proseguire l’attività di informazione a livello nazionale.
-              Il 20 luglio 2011 grazie all’attenzione ed alla sensibilità della senatrice Avv. Patrizia Bugnano il direttivo dell’AVANI viene udito presso Palazzo Giustiniani dalla Commissione delle Morti Bianche presieduta dall’onorevole Oreste Tofani il quale si impegna a far si che il territorio di Broni non passi inosservato ed infatti il 25 maggio invita il Presidente dell’associazione AVANI a presenziare alla giornata di Studi sugli infortuni e malattie professionale promossa dal Presidente del Senato Renato Schifani, in quell’occasione ha presenziato il presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano.
-              Nel 2012 esattamente martedì 3 aprile il ministro Balduzzi è venuto a Broni, dove ha incontrato le istituzioni e le associazioni  impegnandosi  a seguire il nostro caso e a dare risposte al nostro territorio. La visita del ministro della salute ha portato conforto, ma anche la consapevolezza che ora anche Broni è al centro dell’attenzione come Casale Monferrato.

D-  Quali sono le prospettive nazionali della lotta all’amianto?
R- Riuscire a riunire ogni realtà del paese e far che si crei un unico movimento Nazionale lontano dai partiti e vicino a noi vittime. Noi vittime non dobbiamo essere tessere bancomat per legali senza scrupoli e nemmeno tessere di partito.

D- Parliamo di cifre. Dai vostri dati cosa emerge?
R- Un aumento di casi asbesto-correlati che possono rispecchiarsi nei dati emersi e segnalati del Piano Nazionale Amianto dell’ONA.

D- Onorare le vittime il 28 aprile è un dovere che deve attivare la popolazione per combattere questa piaga, spesso sconosciuta o sottovalutata. Qual è il vostro punto di vista in merito?
R- Certo continuare a sensibilizzare tutte le istituzioni a fare. Noi dal punto nostro ci rivolgiamo anche alla Chiesa, siamo stati i primi in Italia a far dire una messa commemorativa dedicata alle vittime dell’amianto per la prima volta il 30 Novembre 2008. Da quella data tutti gli anni ricordiamo nel nome di nostro Signore le Vittime dell’Amianto con una messa a loro suffragio in prossimità della giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto a fine Aprile, ed una la si fa dire  a fine Novembre.
Siamo stati anche i primi al mondo a mettere sulle labbra di un Pontefice ,ed esattamente l’ormai emerito Papa  Benedetto XVI,la parola VITTIME DELL’AMIANTO il mercoledì 27 Aprile 2011 durante l’udienza settimanale del mercoledì. Il Sommo Pontefice per l’occasione ha benedetto tutte le vittime dell’amianto di tutto il mondo ed ha esordito sia ad A.V.A.N.I. che O.N.A a proseguire nelle loro attività d’informazione.
Importante è anche creare incontri informativi con la cittadinanza.

D-Come lo affrontate sul vostro territorio il problema dei costi per lo smaltimento?
R- Cerchiamo di coinvolgere la Regione Lombardia ad adottare politiche che vanno a sostegno di chi deve bonificare tetti o siti con presenza di amianto e quindi aggiungere agevolazioni a quelle già esistenti sul territorio Nazionale.
Cerchiamo anche di far nascere convenzioni  particolari tra, Comuni, ditte autorizzate alla rimozione dell’asbesto e ditte che istallano pannelli fotovoltaici, il tutto attraverso accordi presi con istituti bancari a tasso d’interesse agevolato.

D- L’amianto è un problema che unisce molte realtà. Come vedete la nascita della Piattaforma Guardia Nazionale Amianto, presentata dall’Osservatorio Nazionale Amianto?
R- E’ certamente uno strumento utile se condiviso ed usato con responsabilità da parte sia di chi segnala il problema e sia da chi si impegna ad affrontarlo.

D- Infine, la parola a voi per un appello alla Cittadinanza, Caudina e non, che vuole essere libera di respirare.
R- La parola LIBERI DI RESPIRARE è il nostro motto dalla fondazione dell’associazione avvenuta il 14 Novembre 2008.é giusto informare i giovani uomini e le giovani donne della pericolosità del KILLER silenzioso e spietato, perché l’amianto una particella così piccola e così pericolosa se la conosci la eviti.
Colgo l’occasione per porgere cordiali saluti. Silvio Mingrino Presidente.

Il Movimento Caudino No Amianto ringrazia il Presidente Silvio Mingrino e vi propone gli indirizzi utili per contattare e conoscere l’AVANI:

A.V.A.N.I.- C.F.93011300188-Sede Legale Via Ticino 16 – 27040 Portalbera (PV)
Presidenza tel. 335/8056074 POSTA ELETTRONICA : avani_presidente@hotmail.it
Vicepresidente tel 331/3823184 P.E.: avani_vicepresidente@hotmail.it
Segreteria tel.  3319476730-3348573422 P.E.: avani.segreteria@gmail.com
Posta certificata: avani@pec.it   sito: www.avani.it


mercoledì 30 aprile 2014

DECORO URBANO CAUDIUM/ VIDEO



Guarda la trasmissione 
DECORO URBANO CAUDIUM, L'AMBIENTALISMO DEL TERZO MILLENNIO.

Video Integrale
http://www.usertv.it/2014/04/28/diretta-streaming-decoro-urbano-caudium-lambientalismo-nel-terzo-millennio/

Video Sintesi
http://www.usertv.it/2014/04/29/decoro-urbano-caudium-lambientalismo-nel-terzo-millennio/

Il Movimento Caudino No Amianto ringrazia UserTv e tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa e Vi invita a difendere la salute ed il territorio.

domenica 27 aprile 2014

DECORO URBANO CAUDIUM

LUNEDI, 28 APRILE 2014 ORE 21,30

VIDEO CONFERENZA IN DIRETTA

Parteciperanno: 
Valerio Criscuoli, Cmc321/MCNA
Francesco Casale, responsabile No Amianto Forum dei Giovani Cervinara
Nunzio Marcarelli, responsabile territoriale Movimento Caudino No Amianto
Beniamino Villanova, consigliere comunale San Martino Valle Caudina
Francesco Viola , delegato ambiente Comune Cervinara
Pietro Esposito, resp. Protezione Civile Cervinara
Domenico Nak mk Tirino, artista ideatore “In wall we trust” Airola
Ugo Esposito, medico del lavoro Coop.Maccacaro Montesarchio

martedì 15 aprile 2014

Aggiornamenti Decoro Urbano Caudium 15/4



Il Movimento Caudino No Amianto informa i cittadini Caudini sull'evolversi della situazione legata al lancio del Progetto Decoro Urbano Caudium tramite una lettera inviata direttamente ai Primi Cittadini.
Siamo al lavoro per allestire la Videoconferenza, che sarà trasmessa da UserTv e a breve confermeremo la scaletta degli interventi. Ricordiamo che in Valle Caudina l'unico comune attivo è Cervinara, che sotto la spinta di altre associazioni ambientaliste, ha aperto la strada a questa vera e propria rivoluzione dei rapporti tra il Popolo e le Istituzioni. 
Aspettiamo le risposte da tutti i comuni interpellati, ai quali abbiamo inviato la richiesta per l'attivazione di Decoro Urbano.

Ecco i primi sviluppi:

Montesarchio:
Il Movimento 5 Stelle ci ha contattato portando all'attenzione la loro proposta in merito: "Noi del MoVimento Cinque Stelle Montesarchio abbiamo protocollato la richiesta dal 6 Novembre 2013, ad oggi ancora nessuna risposta dal comune".
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San Martino Valle Caudina:
Beniamino Villanova consigliere comunale della lista civica "E' tempo di cambiare" sostiene l'iniziativa e si rivolge alle istituzioni locali: "Basta con le segnalazioni ai vigili o al dipendente di turno!Anche noi abitanti del Comune San Martino siamo a pieno titolo nell' era della democrazia digitale che fornisce una miriade di strumenti per abbattere le distanze chilometriche che si formano tra amministratori e cittadini, anche nei piccoli paesi.
Uno di questi è Decoro Urbano,un social network, un servizio 2.0 per una cittadinanza attiva, uno strumento gratuito per il cittadino che consente di inviare, tramite smartphone o sito, segnalazioni riguardanti situazioni di degrado urbano. Al contempo è uno strumento per l'Amministrazione Pubblica per monitorare il territorio e/o per comunicare al cittadino le opere d'intervento".
"CHIEDIAMO CON FORZA CHE LA NOSTRA AMMINISTRAZIONE ATTIVI AL PIU' PRESTO QUESTO SERVIZIO PERCHE' CREDIAMO che la partecipazione sia la forza motrice di ogni cambiamento, il modo migliore per consentire ad ogni idea innovativa di incidere positivamente sulla qualità della nostra vita.
Diamo fin da ora la nostra piena disponibilità per l' attivazione e il funzionamento del servizio nell'interesse di San Martino Valle Caudina". 
Al momento è possibile segnalare situazioni di degrado per le seguenti categorie:
- RIFIUTI (rifiuti a terra, discariche abusive, cassonetti colmi, televisori, lavatrici, biciclette, etc.)
- VANDALISMO / incuria (panchine rotte, graffiti)
- DISSESTO STRADALE (buche, marciapiedi inagibili, strisce pedonali logore)
- ZONE VERDI (aree verdi incolte, abbandonate, prive di irrigazioni)
- SEGNALETICA (segnaletica stradale danneggiata, non sufficiente o mancante)
- AFFISSIONI ABUSIVE (manifesti e cartelloni abusivi su muri e/o superfici con divieto d’affissione)
Ogni Comune che aderisce ha accesso ad un proprio pannello di amministrazione per il controllo delle segnalazioni effettuate sul territorio di propria pertinenza, per ogni segnalazione può quindi segnare lo stato come “IN ATTESA”, “IN CARICO” e “RISOLTA”.
Le segnalazioni possono essere inviate dal sito attraverso la procedura guidata o via smartphone, dove è sufficiente lanciare l’app e scattare una foto per far sì che il dispositivo vi associ automaticamente le coordinate GPS e visualizzi la segnalazione sulla mappa.
Da quel momento gli utenti possono commentarla, condividerla online o sottoscriverla (tasto DU IT!) accrescendone la visibilità.

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Il Movimento Caudino No Amianto INVITA  tutte le Istituzioni, i Forum dei Giovani attivi, le associazioni, i partiti, le liste civiche a sostenere l'iniziativa Decoro Urbano. 
La Valle Caudina potrà unirsi a difesa del Territorio e della Salute.

Per adesioni ed informazioni:

noamianto@libero.it

lunedì 14 aprile 2014

Decoro Urbano Caudium - Ecco le richieste Ufficiali.

Pubblichiamo le richieste inviate ai Sindaci della Valle Caudina.
Per ora ha aderito solo il Comune di Cervinara.
 Aspettiamo con fiducia le risposte positive delle altre amministrazioni. 
M.C.N.A
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 Questo l'allegato che illustra Decoro Urbano:

venerdì 11 aprile 2014

Progetto Decoro Urbano Caudium!




Progetto Decoro Urbano Caudium!


“Una mappatura dettagliata dell’amianto in Valle, soprattutto con l’aiuto dei più giovani”. Il Direttivo del Movimento Caudino No Amianto lancia il nuovo progetto intitolato Decoro Urbano Caudium, ossia un’azione ambientalista territoriale nata per coinvolgere le nuove generazioni e i Comuni a difesa della salute. “L’idea nasce all’inizio del 2014 dopo aver conosciuto l’applicazione Decoro Urbano, totalmente gratuita, che fino ad ora è stata approvata ed utilizzata solo dal Comune di Cervinara. Vogliamo allargare il fronte di questa nuova battaglia a tutta l’area della Valle Caudina -dichiara il Direttivo del No Amianto-  perché siamo convinti che questi nuovi mezzi di denuncia sociale possano essere preziosi per segnalare l’amianto e non solo”. Una rivoluzione 2.0 a difesa dell’ambiente che dovrà unire tutti i comuni caudini e parte dai più giovani. “Con una semplice foto si possono salvare molte vite umane – sostengono gli attivisti- e puntiamo al coinvolgimento a trecentosessanta gradi per superare le distanze tra popolo ed istituzioni, spesso imbrigliate dalla burocrazia e spiazzate dai tagli del Governo centrale. Con Decoro Urbano, invece, ci sarà totale trasparenza, visto che le immagini saranno pubbliche fino alla soluzione del caso”.  Il No Amianto parte da due foto emblematiche, già visibili in rete, scattate una a Cervinara e l’altra a Paolisi: “Abitazioni private e luoghi di lavoro, sono due aspetti della problematica estremamente delicati, perché spesso non si conosce la pericolosità dell’esposizione a questa fibra che provoca diverse forme di tumore alle vie respiratorie. I costi per lo smaltimento sono elevati, sia per i privati, sia per le casse comunali e solo con l’unità di tutta Caudium possiamo combattere questa piaga ed abbattere gli oneri per l’isolamento e lo smaltimento dell'eternit. 
Il 28 aprile, giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto, allestiremo una video conferenza insieme al dottor Ugo Esposito, medico del lavoro e dirigente nazionale dei Verdi - chiude la nota il Direttivo-  per illustrare il Progetto Decoro Urbano Caudino, alle amministrazioni comunali e ai giovani cittadini. Inoltre, ripercorreremo le tappe di questa tragedia silenziosa che colpisce ogni angolo d'Italia. Un corso di formazione diretto, non i soliti convegni che spesso sono solo fine a se stessi”. 

Il direttivo M.C.N.A.


venerdì 4 aprile 2014

DISASTRO AMIANTO!


Disastro amianto, in Campania quattro milioni di tonnellate da rimuovere

In regione ci sono oltre 4 milioni di tonnellate di materiali che contengono amianto da rimuovere e centinaia di nuovi casi di malattie correlate ogni anno. Ma il picco deve ancora arrivare. Intanto, il registro mesoteliomi è fermo e il piano nazionale non è mai partito. La denuncia dell'Osservatorio Nazionale amianto: "Pericoloso sottovalutare questo problema"

Quattro milioni e trecentomila tonnellate. Un numero impressionante: parliamo di amianto, e della “morte bianca” che in Italia miete 5mila vittime ogni anno.  In Campania c’è una bomba a orologeria: più di quattro milioni di tonnellate di materiali che contengono questo letale minerale sono ancora intorno a noi. Case, scuole, ospedali. E poi ci sono diverse centinaia di tonnellate di amianto “friabile”. Difficile quantificare quanto di queste fibre finisca nei nostri polmoni, perché gli sversamenti abusivi sono continui e le bonifiche mai partite sono troppe. Nel 2012 sono stati 405 i nuovi casi di malattie correlate all’amianto tra i lavoratori del settore privato, e sempre nel 2012 sono stati diagnosticati circa 100 nuovi casi di mesotelioma, il terribile tumore dei polmoni correlato all’asbesto.

I numeri li snocciola l’Osservatorio Nazionale Amianto, che  domani, a partire dalle 10 del mattino, terrà a Napoli un convegno, organizzato presso l’istituto alberghiero di Ottaviano, nel quale saranno illustrate le drammatiche condizioni nelle quali versa la Regione Campania, con esperti e magistrati, e presenterà in quell’occasione il piano regionale amianto per la Campania.  ”Mentre il Governo Renzi proclama di voler rivisitare e di voler attuare il piano amianto del Governo Monti che però le Regioni hanno già bocciato, e che è assolutamente inadeguato, si continua a morire in Campania come nel resto d’Italia – attacca l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio –  con un incremento della mortalità non solo per le patologie correlate all’amianto, ma anche per altre patologie tumorali, rispetto alle quali l’amianto è un agente quantomeno concausale, che comunque facilita l’insorgenza di ogni altra patologia tumorale”.

LE ETERNIT CAMPANE
Eternit e Italsider di Bagnoli, Sacelit di Volla, Tecnotubi di Torre Annunziata, ex Sofer di Pozzuoli, l’Avis di Castellammare, la Firema di Caserta, l’ex Iscochimica di Avellino, la Fincantieri di Castellammare di Stabia. Sono solo alcune delle fabbriche interessate dal fenomeno amianto. Poi ci sono gli sversamenti abusivi, “spesso in mano alla criminalità, anche organizzata”, ricorda Bonanni, in discarica ma anche nei centri abitati.

IL PROCESSO ETERNIT: L’AMIANTO E’ ANCORA DISASTRO
Clamoroso, poi, il caso dell’Eternit di Bagnoli: nel 2012 una inchiesta di Fanpage.it  con l’Osservatorio Nazionale Amianto ha squarciato il velo sul disastro ambientale, ancora presente. In queste immagini si vede amianto ovunque: nella fabbrica dismessa, nelle strade adiacenti, sull’asfalto, in sacconi mal conservati all’aperto. E poi le storie delle famiglie che in quei territori hanno perso i loro cari. Alcuni vi lavoravano, altri semplicemente abitavano lì. Queste immagini sono poi finite tra le mani del pm Raffaele Guariniello. Sulla base delle nuove prove, la Corte di Appello di Torino ha accolto il ricorso del procuratore e della difesa delle vittime e il 3 giugno dell’anno scorso ha condannato Stephan Schmidheiny anche per i casi dei decessi tra i lavoratori di Bagnoli: “La pena è stata portata da 16 a 18 anni proprio per questo”, precisa l’avvocato Bonanni.


IL PICCO ARRIVERA’ NEL 2020 
Il Registro Mesoteliomi è fermo al 2008 e ciò “non aiuta a prendere atto della drammaticità dei problemi legati all’amianto”. E l’incidenza è destinata ad aumentare. Secondo le stime, “presumibilmente intorno al 2020 e fino al 2030, sia per i mesoteliomi che per altri tumori polmonari e patologie come l’asbestosi legate all’amianto, ci sarà un picco di morti”. Questo è dovuto al lungo periodo di latenza, anche 40-45 anni, tra l’esposizione all’amianto e il momento nel quale si manifesta la malattia. A questo si aggiunge che, nonostante una legge del 1992 abbia vietato finalmente l’utilizzo del letale composto in Italia, in molti casi le bonifiche non sono state effettuate e la popolazione resta esposta all’amianto.

LE SCUOLE  ALL’AMIANTO
Esiste, poi,  ancora tanto amianto in edilizia. Un esempio? Gli istituti scolastici: “Il premier Matteo Renzi – sottolinea il presidente dell’Osservatorio –   sembra non voler affrontare il problema: quando ha fatto riferimento alle ristrutturazioni delle scuole, ha sorvolato sull’amianto”. Che, però, resta un problema pressante: “Abbiamo calcolato – spiega Bonanni – che in Italia ci sono 2.400 scuole con amianto, che non potrebbero essere ristrutturate senza prima essere bonificate, perché le fibre di amianto si disperderebbero nell’aria”.


IL PIANO NAZIONALE? UN BLUFF
Esiste un “Piano nazionale amianto” approvato dal Governo Monti nel 2013, che però non è mai entrato in vigore perché la Conferenza Stato-Regioni non gli ha dato il via libera. Il problema, come spesso accade, sono le coperture finanziarie. “Il piano nazionale amianto del governo Monti non è condivisibile – spiega l’avvocato Ezio Bonanni –  non dice la verità sulle dimensioni del problema dal punto di vista epidemiologico, si riferisce unicamente a circa mille decessi l’anno per il mesotelioma pleurico ma non parla di tutte le altre patologie legate all’amianto. Noi, invece, vorremmo partire dai territori con piani regionali: bisogna dare priorità alle bonifiche, che potrebbero essere attuate con una organizzazione meno verticistica, senza programmi calati dall’alto, utilizzando al meglio le risorse. Un esempio: utilizzare i fondi strutturali europei e la leva fiscale per consentire la detrazione delle spese nel rinnovamento degli impianti”.

domenica 9 marzo 2014

10 REGOLE PER COMBATTERE L'AMIANTO!


InformAZIONE & FormAZIONE/ Pubblichiamo un decalogo per la lotta all'amianto, ispirato dagli amici di Amianto Killer. Dieci punti che possono valere migliaia di vite.

1- L’amianto è un minerale fibroso che se inalato può causare  tumori polmonari e della pleura. Se il minerale è in matrice compatta, ossia in buono stato di conservazione, non comporta alcun rischio. Viceversa se è sbriciolato o degradato le fibre libere che sprigiona possono essere inalate e trasformarsi in un grave problema per la salute.

2- Non rimuovere mai lastre di Eternit o, peggio, non frantumarle per poterle facilmente trasportare. Questa operazione comporterà la liberazione di innumerevoli fibre libere che, qualora inalate,  possono determinare  l’insorgenza di tumori polmonari o pleurici.

3- Nelle giornate ventose evitare di stazionare vicino a discariche dove è presente amianto.

4- Il pericolo principale non è il fibrocemento, ma le maledette fibre libere, che diventano letali quando l’amianto viene logorato dagli agenti atmosferici e dall’usura del tempo.

5- Formiamo i bambini sul pericolo amianto. Raccomandiamo loro di non giocare mai in aree dove è presente questo materiale.

6- Purtroppo c’è speculazione e disinformazione sulla rimozione. Tanta gente, presa dal panico, smaltisce l’amianto senza pensare alle conseguenze per se stessi e per i propri familiari. Lo smaltimento non autorizzato è reato penale, finalmente.

7- Se noti lastre di amianto o altro materiale del genere informa il MOVIMENTO CAUDINO NO AMIANTO, che si occuperà della segnalazione agli organi competenti, ossia le Amministrazioni  Comunali, le ASL e le Forze dell’Ordine.

8- Se lavori nell’edilizia difenditi sempre con le idonee maschere protettive. Ricorda che oltre al tumore si può contrarre la silicosi, causata dalle varie polveri chimiche respirate sul lavoro.

9- Se ti rendi conto di aver respirato fibre libere di amianto,  informa il tuo medico al fine di valutare un protocollo di monitoraggio periodico per diagnosticare per tempo l’insorgenza di un’eventuale neoplasia.


10- Ricorda che inquinare l’ambiente è un REATO PENALE. Non consentire agli altri di inquinare l’aria che respiri.  Segnala alle autorità competenti i trasgressori della legge, che sono ASSASSINI dell’ambiente e della salute della TUA Comunità.

Movimento Caudino No Amianto


lunedì 3 marzo 2014

VALANGA DI AMIANTO!


Riportiamo una notizia agghiacciante. Ogni commento è superfluo. 

Afragola, valanga di amianto rimossa dai campi coltivati

Il comune ha effettuato 50 interventi di rimozione della fibra killer dalle Cinquevie. Lastre di eternit rimosse dai tetti degli edifici e abbandonate da mani criminali nei campi coltivati, tra gli abitati di Acerra, Casalnuovo e Afragola.

Le foto sono di quelle impietose e la dicono tutta su come stiano avvenendo le bonifiche nella Terra dei Fuochi, in particolare su come vengano effettuate nell’hinterland napoletano le operazioni di rimozione dell’eternit dai tetti degli edifici.

Il risultato è che i soliti criminali stanno trasformando in un’enorme discarica di amianto l’area compresa tra i centri abitati di Acerra, Casalnuovo e Afragola, l’ormai famigerata zona denominata “Cinquevie”. Le immagini parlano da sole: lastre di eternit appoggiate sul bordo dei sentieri interpoderali, in mezzo ai campi intensamente coltivati a ortaggi, sacchi zeppi di amianto e di altri rifiuti speciali messi in fila al centro di quella che è tuttora uno degli appezzamenti più fertili della provincia di Napoli.


La località Cinquevie è una zona che d’estate fuma, che diventa una sorta di inceneritore abusivo a cielo aperto. Un’area che adesso più che mai l’ecomafia ha scelto come deposito dell’amianto. Ammontano a ben 50 gli interventi di rimozione della fibra dell’asbesto killer messi a segno nelle ultime ore dal comune di Afragola, retto dal sindaco Domenico Tuccillo. Comune che ha la competenza territoriale sulla gran parte delle Cinquevie.


“Abbiamo ereditato una situazione difficile – commenta nel frattempo l’assessore all’ambiente, Salvatore Iavarone – ma ora stiamo facendo di tutto per cambiare le cose. Molto ancora deve essere fatto, ma sono certo che stiamo tracciando una strada con obiettivi chiari per cui chiediamo la collaborazione dei cittadini nel corretto smaltimento dei rifiuti speciali. E per risolvere definitivamente il problema ci stiamo attivando con un progetto dal titolo “eternit free”, che prevede il censimento dell’amianto esistente su aree private in città.